Poemi-mappe

 

Poemi-mappe, come quelli che menziona la stessa Klaudia Muntean nella sua prosa poetica Fra i mondi, queste scritture dimostrano la maturità artistica dell’autrice, abilissima nel muoversi tra archetipi del grande inconscio collettivo e la cosmologia. Un’elegante musicalità di accenti e suoni, che si dispiega tanto nei versi quanto nella prosa, e in entrambe le lingue (romeno e italiano), cerca di raccontare il collasso di tempo e spazio all’interno della psiche umana, al di là dell’orizzonte degli eventi. Dove però un occhio particolare, quello interiore, può gettare il suo sguardo, per disegnarne una mappa che sappia cogliere “gli spazi liberi”, “l’impronta delle tenebre”: vale a dire l’altra faccia del nostro universo di esperienza, il lato onirico, l’ombra junghiana del Sé, lungo una “regressione incessante dal suono alle parole e viceversa” (come negli “effetti delle preghiere antiche”), che nelle sue mutevoli cadenze possa guidare verso l’ipotesi di un senso primario oppure verso l’inesplicabilità di quello che Eliot chiamava “il mistero del suono”. Nella scrittura della Muntean risuonano davvero “parole di potere”, come profondi shock emotivi (la sindrome di Stendhal da lei menzionata) capaci di collegare a livello simbolico, cognitivo, esistenziale gli elementi di un theatrum mundi cosmico, spaziando “dal cuore di una stella al grembo umano”. (Vincenzo Bagnoli)